RACCONTARE CON LE FOTOGRAFIE OGGI NON BASTA PIÙ

Il racconto fatto per immagini fotografiche, fondamentale già a partire dalla Prima Guerra, si sedimenta come medium principale e più efficace di racconto degli eventi bellici a partire dalla Seconda Guerra Mondiale in poi (con le foto dello sbarcotremolanti di Robert Capa), raggiungendo il suo apice durante la guerra del Vietnam, quando la foto della bambina Kim Phuk che cammina nuda tra soldati, viet cong e macerie fa il giro del mondo e lo scuote.

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Il ruolo chiave e immediato della fotografia tradizionalmente intesa (analogica e non digitale) di catturare gli istanti dolorosi e atroci della guerra viene però man mano soppiantato dall’esigenza di una sempre maggiore esperienza di fruizione “in tempo reale”, immediata, istantanea. Questa rappresentazione trova inizialmente nella televisione il suo medium ideale.

Il primo potente esempio è la diretta da Baghdad durante gli attacchi della Prima Guerra del Golfo, negli anni ‘90. E poi negli anni 2000 la diretta dell’attacco alle Twin Towers di New York e il nuovo apice, in Iraq del 2003. Con telecamere fisse sulla città, per l’intera durata del conflitto.

GUARDA LO SPECIALE SULLA GUERRA DEL GOLFO SUL SITO DI RAI STORIA. LEGGI IL REPORT A CURA DEL MINISTERO DELLA DIFESA ITALIANO SU TERRORISMO E MEDIA CON UNO SPECIALE SUL 9/11.

Anche nel caso della televisione però, la necessità sempre più dirimente di ricevere narrazioni, informazioni e notizie in tempo reale, ovunque e dovunque, ha dettato un nuovo cambio di paradigma, di approccio e di medium. E ora è internet lo strumentodi comunicazione attraverso cui le notizie vengono costruite, confezionate, diffuse, viralizzate. Nell’hic et nunc in cui accadono. Dall’alto e dal basso.

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Su internet, i contenuti sono vari e “transmediali”: parole e video e tante fotografie. L’importante è il messaggio. E la sua velocità nel raggiungere i suoi destinatari.

GUARDA IL REPORTAGE DEL CONVEGNO ORGANIZZATO DALLO UNITED STATES INSTITUTE OF PEACE SUL RUOLO DI TWITTER NEL REPORTAGE DI GUERRA, E LEGGI IL LORO REPORTAGE SULL’USO DEI SOCIAL MEDIA NELL’AMBITO DELLA GUERRA IN SIRIA.

Con i media digitali è nato un nuovo paradigma della rappresentazione visiva della guerra e della violenza. Tutti i video dell’ISIS, ad esempio, sfruttano le nuove tecnologie per potere realizzare “messe in scena” efficaci, che rendono accessibile a una platea sterminata di miliardi di utenti lo spettacolo della morte realizzato con l’uomo nero che si staglia in paesaggi tipici del racconto western. Questi video vengono infatti prima realizzate con tecniche di produzione e narrazione iper raffinate, e postati sui social network e lì distribuiti. Al mondo. E, come scrive Luca Toselli:

“senza altro passaggio, soprattutto senza altro interlocuore – il produttore, la rete televisiva, il gestore delle sale cinematografiche – possono immediatamente raggiungere il loro pubblico”.

Cfr. Luca Toselli, Il terrorismo globalizzato nell’informazione digitale, in “La Voce del Popolo”, 19 aprile 2015.

Foto credits: The Guardian.

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