ALLA RICERCA DEL PITTORESCO

La guerra mette in movimento milioni di persone. Che si tratti di rimanere sui confini della patria o di partire per fronti lontani, essa è anche un viaggio, che consente di entrare in contatto con persone e luoghi sconosciuti. E così il racconto della guerra si arricchisce di foto-ricordo delle località e dei panorami più belli, o di veri e propri reportage fotografici scaturiti dalla curiosità per il diverso, l’altro da sé. [PRIMA PARTE]

 

La mobilitazione verso i confini nord-occidentali costituì per molti combattenti anche un’occasione per conoscere nuovi pezzi d’Italia. Non sono poche le fotografie scattate nelle zone di guerra che ci restituiscono uno sguardo che possiamo definire propriamente “turistico”: scorci e panorami, monumenti e bellezze naturali sono immortalati in scatti da cartolina, caratterizzati da un tono pittoresco che riesce difficile conciliare con il teatro di una guerra tanto sanguinosa.

Eppure, questo fatto non deve stupirci: quelle fotografie sono il risultato dell’applicazione ai luoghi nei quali si combatteva di una cultura del viaggio che si era radicata nei decenni precedenti. Anche grazie ad associazioni ricreative di stampo borghese, come il Club Alpino o il Touring Club, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del nuovo secolo si diffuse la pratica di un turismo “patriottico”, in grado di sollecitare orgoglio e ammirazione per le tante bellezze del territorio nazionale, dalle montagne alle città d’arte.

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Il risultato fu quello di rinsaldare il senso di appartenenza ideale alla nazione attraverso una maggiore consapevolezza della geografia della penisola e dei suoi tesori. Una riscoperta del “bel Paese”, questa, che ebbe il suo peso anche nel forgiare il patriottismo di quanti partirono per la guerra con una forte motivazione a combatterla.

Fotografie tratte dalle collezioni del Museo Centrale del Risorgimento di Roma.

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